Κυριακή, 4 Ιανουαρίου 2009

IPPOCRATE ED IMMORTALITA DELL' ANIMA


IPPOCRATE medico e scienziato

La salute e la malattia l’anima e la REINCARNAZIONE ( KOO 460 - LARISSA 377 a.C.)

ELEFTHERIOS DIAMANTARAS

Ricercatore- Meditatore

di Storia e di Filosofia

Ex. M:. V:. ed Ex. Gr:. Isp:. della G:. L:. di Grecia.



Il medico più importante ed eccelso di tutti i tempi, fondatore
della medicina scientifica, riconosciuto da tutte le comunità mediche del
mondo, è senza ombra di dubbio Ippocrate, definito “Padre della
Medicina”.
Prima di iniziare lo svolgimento del mio tema, ritengo utile riferire
qualche accenno alla vita e alla sua opera, unica, che illumina e dirige la
scienza medica e tutti i terapeuti d’Asclepio fino ai giorni nostri.
Pur trattandosi di uno degli uomini più eminenti della storia, le
informazioni comprovate sulla sua vita sono poche.
Da parte di madre discendeva da Ercole e da parte di padre da
Asclepio. Fu iniziato alle scienze mediche da suo padre, famoso medico.
Anche il nonno era medico. Continuò i suoi studi presso l’Asclepio
(Ospedale e grande scuola di medicina, tra le più rinomate nel mondo
antico ) della sua città natale Coo.

Visitò la Grecia continentale, Abdera, Kyzico, e molte altre città,
ove ebbe la possibilità di fare conoscenza con uomini illustri della sua
epoca, come il filosofo Democrito, il sofista Gorgia ed altri.
Il teatro dell’ Asclepio di Epidauro.

Fu anche un fervente patriota. Rifiutò l’offerta del re della Persia,
Artaserse, che gli propose un compenso enorme per curare il suo
esercito, decimato da una grave epidemia.
A lui spetta il merito di aver per primo rifiutato e combattuto
l’ignoranza, la stupidità, i pregiudizi e le superstizioni della sua epoca che
riguardavano le cause delle malattie. Fondò l’esercizio della medicina sull’
osservazione logica e la ricerca. Trasformò la medicina da tecnica
dubbia ed empirica in una scienza umanistica vera e propria.
Studiava attentamente l’aspetto dei pazienti ed i sintomi delle
malattie. Compilava con dedizione e meticolosità per i malati un registro
personale, dalla prima manifestazione della patologia fino alla
guarigione. Egli per primo ha rilevato la grande importanza della dieta,
dell’ aria pulita, della ginnastica, dei bagni curativi e dell’effetto
catalitico del clima per la salute del corpo e dell’anima. Fu il precursore
dell’assistenza medica moderna.
Sinteticamente, la teoria medica d’Ippocrate sostiene la possibilità
di squilibri degli umori del corpo, che egli definì così:
Sangue (Αίμα),
flegma (βλέννα),
bile gialla (κίτρινη χολή) e
bile nera (μέλανα χολή).
Il loro equilibrio (ευκρασία) determina lo stato di salute, mentre
lo squilibrio (δυσκρασία) provoca le varie malattie.
Ippocrate ne attribuiva la causa alla cattiva alimentazione, alle
deformazioni professionali, al modus vivendi, al clima, alla
predisposizione ereditaria ecc.
Sosteneva fortemente il fatto che nell’ organismo umano esistesse
la forza stessa della natura, che determina la corretta funzionalità degli
organi. In caso di squilibrio, essa reagisce per ricreare l’ordine iniziale

(νούσων φύσιες ιατροί). Per Ippocrate è compito del medico aiutare la
natura a realizzare la guarigione del paziente.
In nessun caso la terapia praticata deve portare danno al paziente
(οφελέειν εί μή βλάπτειν). Consigliava, inoltre, sempre l’impiego di
pochi farmaci.
Cenni sulle Opere
Le sue opere, che si aggiravano tra le 60 e le 100, costituiscono il
cosiddetto “Corpus Ippocraticum”. Questo è costituito da una serie di
testi medici, raccolti insieme nel III secolo d.C. circa. A questi sono stati
aggiunti altri documenti datati dal 500 a.C fino a 250 d. C. circa. Il loro
valore è ovviamente vario, ma tutti traspirano uno spirito razionale
moderno ed esprimono la convinzione dello scrittore che nella natura
vige un determinato ordine, che può essere scoperto da un medico
studioso tramite una ricerca ed osservazione attenta e meticolosa.

Il famoso giuramento d’Ippocrate, pronunciato in quasi tutte le
scuole di medicina del mondo dai dottorandi in medicina, risulta chiaro
non essere opera d’Ippocrate, ma esprime tutto il suo spirito e la sua
etica. E’ stato formulato dai suoi successori intorno al 200 d. C.
La sua opera, di dimensione e di valore enormi, fu influenzata dai
filosofi presocratici ionici, soprattutto dall’ “oscuro–brillante”
(σκοτεινό – λαμπρό) Eraclito, dalla scuola filosofica Eleatica della
Magna Grecia e da altri filosofi greci precedenti.

Ippocrate parla di anima
Ippocrate attribuiva particolare importanza all’ anima, che riteneva
componente integrante del corpo e principale causa della vita di tutti gli
organismi sulla terra.
Parmenide. Sulla natura. “η μεν όπως έστιν τε καί ώς ούκ έστι μή είναι”, “è e non è
possibile che non sia”, “η δ' ώς ούκ έστιν τε καί ώς χρεών εστί μή είναι”, “non è ed è
necessario che non sia”.

In tutte le sue opere ne parla con rispetto e in maniera
approfondita. Ogni ricercatore serio non può che provare meraviglia per
le sue enormi conoscenze e la correttezza del suo pensiero.
Le opere, in cui maggiormente si riferisce all’anima, sono le
seguenti:
Περί Διαίτης “Sulla Dieta”
Περί Σαρκών “Sulle Carni”
Περί επιδημιών “Sulle Epidemie”
Περί Ιερής Νούσου “Sulla Malattia Sacra”
Περί τών εντός Παθών “Sulle Malattie Interne”
Proverò ad esporre questo argomento con rispetto, ed ognuno si
senta libero di trarne le proprie conclusioni.
Per come l’anima s’introduce nel corpo, senza dubbi e incertezze,
scrive:
«Εισέρπει δέ ες άνθρωπον ψυχή, πυρός καί ύδατος ξύγκρησιν
έχουσα…» (Sulla Dieta A7).
L’anima s’introduce, attraversa e penetra dall’esterno ed
invade tutto il corpo ove ha scelto di installarsi. Il Fuoco e
l’Acqua, a cui si riferisce Ippocrate, non sono gli elementi
materiali omonimi, ma sono composti di sostanza divina
che colma l’Universo, e sono di natura eterna.
« Τό θερμότατον καί ισχυρότατον πύρ, όπερ πάντων
επικρατέεται, διέπον άπαντα κατά φύσιν αϊωτον καί όψει καί ψαύσει, εν
τούτω ψυχή, ναός φρόνησις, αύξησις, κίνησις, μείωσις, διάλλαξις, ύπνος,
εγρήγορσις, τούτο διά παντός κυβερνά, τάδε κι εκείνα, ουδέποτε
ατρεμίζουν…» (Sulla Dieta A 10).
“Il caldissimo e potente fuoco, che domina su tutto e dirige
tutto, ciascuno secondo la sua natura, è fuggevole sia per la
vista sia per il tatto. In essi dimora l’anima, la mente, il

giudizio, lo sviluppo, il movimento, la riduzione, il
cambiamento, il sonno, la veglia. Esso governa tutto, si
espande in tutto, sia questi che quelli ( terreni e celesti),
senza cadere mai in inattività”.
Nel capitolo “Sulle Carni 2”aggiunge:
« Δοκέει δέ μοι ό καλέομεν θερμόν, αθάνατον τε είναι καί νοεείν
πάντα ορήν καί ακούειν καί ειδέναι πάντα εόντα τε καί εσόμενα…».
“Secondo la mia opinione quello che chiamiamo caldo è
immortale e comprende tutto, e vede e sente e conosce
tutto ciò che esiste e tutto ciò che esisterà”.
In questo capitolo esprime la sua ferma convinzione che da
questo calore proviene anche l’anima dell’uomo e che, come questo,
possiede tutte le sue caratteristiche e le sue identità intellettive, è cioè
parte intergrande dell’ anima divina, che dimora nel corpo,
indipendente sì, ma in comunicazione con il calore universale tramite il
respiro. Sottolinea con enfasi che possiede non solo ciò che è, ma anche
ciò che sarà.
Inoltre, il secondo elemento divino, l’acqua, rappresenta la forza
materiale opposta al calore. Entrambi agiscono nel corpo d’ogni essere.
L’anima ha la capacità e la forza di equilibrare in maniera armonica
queste forze contrapposte. Così le funzioni mentali e sensoriali di ogni
uomo si realizzano.
« Εισέρπει είς άπαν ζώον, ό τι περ αναπνέει» (Sulla dieta A 25).
Tutti gli esseri viventi che respirano, secondo Ippocrate,
hanno anima.
La certezza dell’esistenza dell’anima ed il suo rapporto con il
respiro non è casuale.
Con il respiro l’organismo non si nutre solo dell’ossigeno
necessario, ma anche del quinto elemento dei nostri antenati, “l’etere”
«Αιθέρα». Gli astrofisici contemporanei, lo identificato con i neutrini, in
rapporto con la famosa esplosione del Cosmogonico Uovo Orfico.
I seguaci delle dottrine orientali lo definiscono “Prana”. Esso
alimenta, ravviva e rafforza l’anima in modo assolutamente inspiegabile.

Ippocrate distingue con certezza assoluta, come anche la
maggioranza dei filosofi metasocratici, l’anima dal corpo, scrivendo
« Η μέν ψυχή τώ αυτό πάσι τοίς εμψύχοισι, τό δέ σώμα διαφέρει
εκάστου…» “Sulla Dieta A 28”.
Qui afferma in maniera categorica e con chiarezza che in
tutti i corpi dimora l’anima di provenienza divina ed ha
funzioni e particolarità assolutamente diverse da quelle del
corpo e continua:
«Ψυχή μέν ούν αιεί ομοίη καί εν μείζονι καί εν ελάσσονι, ού γάρ
αλλοιούται ούτε διά φύειν ούτε διά αννάγκην…».
“Quindi l’anima è sempre simile, sia nell’essere più piccolo
sia in quello più grande, perché non è alterata da alcuna
influenza naturale né da alcuna necessità”.
L’anima, siccome è parte dell’anima divina universale, è
inalterabile e di conseguenza non può soffrire ne ammalarsi, quindi i
termini contemporanei “psicopatologia” e “malattie psichiche” non
sussistono per il Padre della Medicina. Ippocrate afferma in maniera
categorica che l’anima non soffre e non rischia alcuna alterazione per
nessuna causa e per colpa di nessuno. Quindi non si ammala né si
indebolisce poiché è un elemento inalterabile, proveniente da una sola
ed unica primordiale causa divina.
Nella sua opera “Sulla Malattia Sacra” cosi era chiamata l' epilesia. Ippocrate non accetta e
sovverte le cosiddette malattie psichiche odierne, che sono dovute,
sempre secondo Ippocrate, ad una alterata funzionalità cerebrale; quando
il cervello è infermo o ha subito qualche accidente, allora l’uomo viene
posseduto da fobie, manie, pazzia, pensieri estremi, immagini false ecc.
Quando questo è sano, le persone sono ragionevoli, calme e si
comportano in maniera armoniosa e naturale.
Non dovrebbe, forse, la moderna Psicologia e la
Psicopatologia ricorrere alle opere ed eredità d’Ippocrate per
approcciarsi in maniera corretta e rivedere molto di ciò che insegna ed
applica, per riportare la salute dell’anima nel nostro mondo stanco,
abbandonando i loro moderni interventi arbitrali?
Nella sua opera “Sulla Dieta D 86” a riguardo della completezza e
dell’indipendenza dell’anima dal corpo scrive:
« Περί δέ τών τεκμηρίων τών εν τοίσιν ύπνοισιν όστις ορθώς
έγνωκεν, μεγάλην έχοντα δύναμιν ευρήσει προς άπαντα. Η γάρ ψυχή
εγρηγορότι μέν τώ σώματι υπηρετούσα, επί πολλά μεριζομένη, ού
γίγνεται αυτής εωυτής, αλλ’ αποδίδωσί τι μέρος εκάστω του σώματος,
ακοή, όψει, ψαύσει, οδοιπορίη, πρήξεσι παντός τού σώματος, αυτή δ’
εωυτής ή διάνοια ού γίνεται…».
“A riguardo dei segni durante il sonno, chiunque li abbia
conosciuti correttamente realizzerà che hanno una grande
forza per tutte le cose. Perché quando il corpo si trova in
stato di veglia, l’anima non appartiene più a se stessa, ma è
distribuita in tutte le parti del corpo e le serve affinché
funzionino: l’udito, la vista, il tatto, l’olfatto in tutte le
azioni del corpo essa non si occupa di se stessa. Quando
però il corpo si calma (si trova nel sonno) l’anima si ritira
dalle varie parti del corpo, gestisce la sua stessa dimora ed
esegue da sola tutte le azioni del corpo. Quando il corpo si
riposa, dorme e non prova niente, l’anima si trova in stato
di veglia: impara, vede ciò che è visibile, sente ciò che è
udibile, passeggia, sfiora, si rattrista, ricorda, perché si trova
in uno spazio piccolo; tutte quelle che sono le funzioni del
corpo e dell’anima, tutto questo esegue l’anima durante il
sonno. Colui che impara a riconoscerle in maniera corretta,
detiene gran parte della sapienza”.
A questo punto dichiara che tutte le funzioni del corpo sono
alimentate dall’energia psichica. Ovvero, come ogni motore ha bisogno
d’energia per funzionare, nella stessa maniera gli esseri viventi per
funzionare necessitano d’energia psichica.
Durante il sonno, tuttavia, l’anima interrompe in parte i
collegamenti con il corpo e fuoriesce da esso. Si muove nell’universo
cosmico ove vede, ascolta ed impara cose impossibili da conoscere in
condizioni normali. Sottolinea con enfasi che chiunque impari a
considerare in maniera corretta quanto citato possiede gran parte della
saggezza vera.
Dalla sua opera “Sulle epidemie cap. VI” traspare quanto fosse
influenzato dal grande filosofo Eraclito.
«Ανθρώπου ψυχή αιεί φύεται μέχρι θανάτου».
“L’anima vive sempre nel corpo sino alla morte”, quindi, di
necessità, dall’anima si sviluppa anche il corpo, cedendo ad
esso le sue caratteristiche, poiché in esso abita e lo guida. In
seguito riporta la “ascensione” dell’anima, o il suo distacco
dal corpo ed il suo ritorno nell’omogeneo fuoco celeste.
Quindi la morte è, secondo Ippocrate, il distacco dell’anima
dal corpo. Questa tesi è sostenuta anche dal grande Platone
e da molti altri filosofi.
Nella sua opera “Sulle malattie interne” sconfina con i sui
pensieri in altro capitolo importante: La morte improvvisa, « εξαπίνης
αφήκεν τήν ψυχήν». Qui analizza le possibilità della morte violenta e
rapida, cioè dell’interruzione improvvisa della connessione tra l’anima ed
il corpo. Su quest’interruzione afferma che, quando l’anima abbandona il
corpo in maniera violenta, sopraggiunge la morte.
Sul futuro dell’anima, dopo il suo distacco dal corpo, scrive nel
“Sulla Dieta A 6”.
« Προσίζει γάρ σύμφορον τώ ασυμφόρω, τό δέ ασύμφορον
πολεμεί καί μάχεται καί διαλλάσσει απ’ αλλήλων. Διά τούτο ανθρώπου
ψυχή έν ανθρώπω αυξάνεται, έν άλλο δέ ουδενί, καί τών άλλων ζώων
τών μεγάλων ωσαύτως».
“Il simile va d’accordo con il suo simile, mentre il diverso
combatte, si contrappone e divide gli elementi tra loro, per
questo l’anima dell’ uomo cresce solo all’interno di un
uomo ed in nessun altro animale. Lo stesso avviene anche
per gli altri animali grandi”.
Qui sottintende la suddivisione e la forma di sviluppo delle specie,
con apice l’uomo, e che gli elementi uguali del corpo e dell’anima

rappresentano un’unica esistenza. Il corpo, poiché usurabile, si unirà
con ciò di cui sonofatti gli esseri viventi. L’anima, invece, siccome è
immortale e si sviluppa continuamente, sceglierà e dimorerà in
qualche altro simile, ovvero un altro corpo umano. Nei cicli di
reincarnazione si perfeziona, per unirsi alla fine con la fonte della
Suprema Anima Divina.
Ippocrate sostiene decisamente la reincarnazione dell’anima
umana, rigettando la possibilità del passaggio dell’anima da un uomo in
altro animale o in vegetale. Invece, per Pitagora ed altri filosofi che
sostengono la metempsicosi « Μετεμψύχωση», l’anima può occupare
qualsiasi corpo, umano, animale o vegetale.
Dalla esposizione dei testi del Gran Padre della Medicina
Ippocrate « Τού Μεγάλου Πατρός τής Ιατρικής Ιπποκράτη», diviene
comprensibile a tutti noi il suo grande contributo all’umanità. S’inchinino
dunque i terapeuti d’Asclepio e con zelo studino la sua grande opera.
Essi hanno il privilegio unico di comprendere la lingua divina
d’Ippocrate e così potranno offrire enormi servigi alla comunità
mondiale.

In greco “psiche” significa anche “farfalla”. Cfr. “l’angelica farfalla” in Dante, Divina Commedia.